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Musei

Percorrendo la SS 185 che sui Monti Peloritani risale lungo il versante idrografico destro del Torrente Novara e congiunge la costa Tirrenica al centro della dorsale, dopo una serie di tornanti che intagliano le ripidi pareti della Valle permettendo di ammirare il decorso articolato del torrente, costellato da bellezze paesaggistiche, al Km 13 lo sguardo del viandante, del pellegrino, del turista, del poeta, del geologo, del naturalista, viene attratto da un particolare sistema montuoso:“la Rocca di Novara”. La Rocca, alta e possente, si erge sullo sfondo e tutto l’intorno sembra coniugarsi in un unico e splendido mosaico, che in ogni attimo del giorno e in ogni stagione riesce a comunicare forza e armonia. Continuando il percorso, poco dopo, si arriva a vedere, incastonato in questo particolare paesaggio geologico, l’antico borgo di Novara di Sicilia: un dedalo di vicoli, stradine e gradinate tra chiese e case che, quasi immutate nel tempo, raccontano ancora la loro bella storia, ricca di cultura e di tradizioni. Queste sono le parole che introducono al Museo Territoriale di Novara di Sicilia... e continuano con... La prima volta che ebbi il piacere di visitare detto Territorio era primavera inoltrata e rimasi affascinata dalla splendida fioritura dei campi intorno e dalle traboccanti decorazioni floreali che ornavano davanzali, balconi e giardini, i quali, silenziosi e carichi di passato, sembravano prendere vita sotto il sole ridente, nei colori dei petali e nel verde cangiante delle foglie e degli steli. Mi colpì pure il grande silenzio, che parlava di tutto! Raccontava, al flebile fruscio del vento, il lungo tempo vissuto da ogni tegola, ogni camino, ogni muro. A tratti, una colata di cemento irriverente, o un balcone o una finestra di nuova fattura, interrompeva quella sacra armonia, ma non impediva che lo spirito di quei luoghi penetrasse nel sangue, trasmettendo in ogni scorcio emozioni diverse legate alla bellezza di un antico paesaggio montano….nell’antico Borgo la bellezza dei luoghi non sempre si coniuga con il profondo senso dell’abbandono che aleggia in alcuni vicoli, il quale, invece, alimenta, sempre di più nel tempo, la sensazione di mistero. Le finestre chiuse, i vetri rotti, i cornicioni distaccati, le spranghe di legno o di ferro nei portoni, le alti siepi incolte e irte di spine, non provocano angoscia ma sviluppano nell’osservatore il desiderio di conoscere il motivo dell’addio. Quelle case, siano esse umili e semplici o borghesi o aristocratiche, sembrano chiedere ancora la vita, quella che hanno gelosamente custodito per tanto e tanto tempo; vogliono continuare a proteggere spose, culle e armenti; essere adorne di fragranti lini e pizzi odorosi di timo; vogliono svegliarsi al primo canto del gallo e addormentarsi al dolce tramonto, dopo la preziosa fatica di un sacro giorno; vogliono la gioia di rivivere le antiche sacre e le più belle feste del paese! Ti colpisce il numero di Chiese presenti, delle quali solo poche conservano traccia del passato, nei loro policromi marmi, negli splendidi mosaici, nelle volte, nelle absidi, nei portali e non meno nelle sculture, nei monumenti, nelle immagini e nei paramenti sacri: ogni cosa è parte integrante di un insieme che testimonia l’evolversi del continuo ed incessante ruolo che la religione ha avuto in questo angolo dei Peloritani. Sono luoghi dove si coglie anche il contributo artistico di pittori e scultori di vari periodi, dove si segue l’alternarsi nel tempo di maestranze diverse e di scalpellini, fabbri ed ebanisti locali. Chiese, quindi, che nei secoli hanno concentrato il ruolo di sede di grande spiritualità e cultura. Si trovano pure numerosi edifici sacri che, per calamità varie, non hanno potuto conservare la loro memoria: strutture architettoniche vuote, in parte rifatte, ormai orbate di tutto e destinate a luoghi di riunioni o mostre. Chi entra in questi edifici non può non sentire il disagio e l’insofferenza di ritrovarsi in una realtà diversa da quella predestinata, la quale a volte sembra anche dissacrante. Durante il giorno, camminando lungo le pittoresche piccole vie ti aspetti di vedere ancora, ad ogni uscio, suggestive botteghe operose, con le ridenti ed immortali figure del ciabattino, del fornaio, dell’ebanista, del cestaio, del fabbro e, quando è l’ora del vespro, girando lo sguardo verso monti e valli, di vedere ancora i contadini rientrare stanchi ma carichi di ceste, colme di succosi prodotti che Madre Terra aveva fatto nascere nella giusta stagione, trasportati da infaticabili asinelli o da energici muli. Ti aspetti ancora di veder adolescenti dagli splendidi occhi corvini e dalla faccia monella, scendere lungo le stradine ripide, in pantaloni corti o alla zuava, su rudimentali monopattini o spingendo con verghe cerchi, spesso più grandi di loro. Ti aspetti di vedere prospere donne, dietro il davanzale o sedute a cerchio davanti casa, dedite all’arte del ricamo, del tombolo, dell’uncinetto o del chiacchierino. E nei pressi delle belle case padronali non ti manca la fantasia per immaginare ricche carrozze portate da splendidi cavalli, che accompagnano fin sull’uscio di casa eleganti dame e distinti gentiluomini. I grandi portali, i fregi nei balconi, le decorazioni dei soffitti e dei pavimenti, i mobili d’epoca, le porcellane, gli argenti, gli arazzi fanno ricordare tempi più fausti per il paese di Novara! Ma di tutto questo resta ben poco, vestigia che andrebbero curate e custodite gelosamente, insieme alla memoria di tutto quello che fu. Restano eterne, invece, le luminose albe che irrorano di vita i prati e i boschi dintorno, donando speranza a giovani e anziani, e gli splendidi tramonti che indorano il grande cielo, la valle e il lontano mare, aumentando il mistero del futuro di un antico Borgo che il Tempo vuol cancellare, il quale sembra più profondo dall’alto della Rocca, davanti ad uno degli scenari più belli della Sicilia! La Pietra principale utilizzata nel Territorio è una ”arenaria” grigio-rosata, tendenzialmente compatta, che affiora alla base e intorno al paese per un’estensione di un paio di Kmq raggiungendo spessori intorno a 800 m. Tale roccia si presta ad essere ben lavorata e, come è possibile vedere visitando il Borgo, è stata utilizzata nei secoli per monumenti, strutture architettoniche, fontane, palazzi padronali e case, sia come elemento di rivestimento in lastre di differente superficie e spessore, sia come elemento decorativo in blocchi di varie dimensioni finemente intagliati. La delicatezza del colore e la leggiadria della lavorazione di questo materiale litoide contribuiscono in maniera significativa all’armonia dell’insieme architettonico-paesaggistico dei luoghi, il quale si riesce a cogliere sia nelle molteplici visioni panoramiche comprendenti la base della struttura rocciosa, con l’arroccato paese dai tetti rossi e la svettante guglia della Chiesa Madre, sia nei particolari delle opere murarie, partendo da ciò che rimane dalla Torre appartenuta ad una Fortificazione del XIII secolo. Sicuramente in epoche storiche anche la pavimentazione era stata curata nei particolari da abili scalpellini del luogo, come è possibile ricostruire dalle poche testimonianze rimaste. Oggi, in alcune zone, essa rappresenta l’elemento di maggiore disturbo, perché, più volte mal rifatta con litoidi non del luogo, è anche tappezzata da toppe disarmoniche di cemento e catrame. Tra i paesi dell’entroterra Peloritano, Novara di Sicilia ha la posizione più privilegiata. Posto al centro della dorsale e volto a settentrione, l’antico Borgo si raccorda sia con il versante tirrenico sia con quello ionico, poiché si trova in pieno percorso dell’unica strada principale che valica la Catena. La SS 185, infatti, risale la dorsale dal limite sud-orientale dei Monti Peloritani, con andamento N-W fino a Francavilla di Sicilia e prosegue con andamento S-N verso la costa tirrenica, attraversando Novara di Sicilia, posta al centro del percorso. Da Novara, inoltre, si diparte una seconda strada verso il Tirreno, la SP 97. Le due diramazioni, costeggiando rispettivamente le Fiumare di Mazzarrà-Novara-Paratore e Patrì-Fantina-Fondachelli, vanno a digradare verso il mare. Le Valli di Mazzarrà-Novara-Paratore e di Patrì-Fantina-Fondachelli, costituiscono splendidi spaccati naturali che mettono a nudo tutti i terreni della Catena Alpina Peloritana, la cui geometria e composizione, procedendo da nord verso sud, fino a Novara di Sicilia, si segue perfettamente anche percorrendo le strade principali. La Rocca di Novara detta pure Rocca Salvatesta rappresenta un peculiare sedimento (grossi blocchi di dolomie rosate del Malm, con alla base ciottoli di conglomerato rosso del Burdigaliano), voglio ricordare anche la cosiddetta Unità di Fondachelli, i cui fini e grafitosi terreni metamorfici Ercinici, che si estendono dalla costa ionica a quella tirrenica, sono stati riconosciuti per la prima volta proprio nell’area di Fantina-Fondachelli, dove raggiungono pure il massimo spessore. Essi affiorano anche alla base della Rocca, intorno al Borgo e nel T.te Novara, creando, con il loro color nero-perlaceo, un forte contrasto con le altre formazioni rocciose e rendendosi facilmente distinguibili anche dai non addetti ai lavori. Per chi sa leggere le rocce e conosce i caratteri strutturali della Catena Peloritana, risulta estremamente affascinante ritrovare, in questo piccolo Territorio, quasi tutto quanto ricostruito sull’intera Catena, solo facendo semplici percorsi su strada o seguendo i sentieri principali! Ma la bellezza dei luoghi non si esaurisce in quanto finora detto, poiché il Territorio presenta mirabili aspetti paesaggistici, cangianti durante le varie stagioni. La Valle del T.te Novara mostra ancora una flora ricca e varia che preserva numerose specie endemiche. La Valle, nelle dolci primavere, crea paesaggi armoniosi, dai numerosi toni di verde cangiante intercalato dalle policrome infiorescenze, paesaggi che divengono lussureggianti all’inizio della stagione estiva e che mutano profondamente con le calde tinte autunnali o, ancora di più, in inverno, quando la Rocca e la parte alta della Valle di Novara si ammantano di una candida coltre di neve, originando veri e propri paesaggi Alpini. Solo le zone a quota più bassa, coltivate, negli ultimi anni mostrano locali aspetti di abbandono, ancora non particolarmente incisivo nel paesaggio, poiché le condizioni climatiche e i venti favoriscono lo sviluppo spontaneo di specie tipiche della Macchia Mediterranea. La presenza di numerosi habitat, con microclimi particolarmente differenti per la diversa quota (che dal livello del mare arriva fino a 1340 m) e per la diversa esposizione ai venti e ai raggi solari (che nelle strette e profonde incisioni vallive in destra idrografica della Fiumara è fortemente eterogenea anche alle brevi distanze), permette il perfetto sviluppo di una fauna terrestre altrettanto variegata. Non meno ricca è l’avifauna, essendo luoghi di transito e di nidificazione di particolari specie... Alla luce di quanto detto, il Territorio di Novara è da considerarsi uno dei più privilegiati della Sicilia perché documenta, attraverso la composizione delle rocce e la struttura dei terreni a cui esse appartengono, un pezzo di storia geologica delle Catene Alpine del Mediterraneo Occidentale, inquadrata nel contesto evolutivo del Pianeta Terra. Tale luogo costituisce un GEOSITO di alto valore scientifico-culturale, ulteriormente accresciuto da peculiari caratteri sia biotici, distintivi di una flora e di una fauna marcate da tipicità e endemismi, sia storico-antropologici. Pertanto, il Territorio in oggetto va considerato uno dei potenziali e significativi centri turistici della Sicilia. Novara di Sicilia, per la sua ricchezza di tradizioni, usi e costumi, nel 2006 è stata annoverata tra i Borghi più belli d’Italia. Inoltre, l’intera area presa in considerazione è stata inserita nell’istituendo Parco dei Peloritani, poiché la sommatoria di tutti gli elementi considerati costituisce un sistema di valori di alto pregio ambientale promotore di un qualificato Turismo Naturalistico sostenibile. Il Territorio di Novara di Sicilia ha anche tradizioni antiche soprattutto nelle produzioni di formaggi (Maiorchino), oli d’oliva, vini, etc.. Inoltre, per la posizione privilegiata, si presta ad essere fruito attraverso itinerari geo-turistici, percorribili sia a piedi sia in macchina, e gli stessi percorsi si possono intersecare con sentieri di rilevanza naturalistica, e/o con mete archeologiche e/o folcloristiche. Quale contributo alla conoscenza, conservazione, salvaguardia, recupero, valorizzazione e fruizione del Patrimonio Naturalistico e Storico del Territorio di Novara di Sicilia è stata promossa la realizzazione di un specifico Museo, con itinerari ad esso annessi. Detto Museo ha il compito di raccogliere, ordinare, catalogare, conservare e salvaguardare collezioni di materiale pregevole per interesse culturale, il quale rispecchia, per tipologia e maniera espositiva, le peculiarità territoriali e ambientali, enucleate da un importante e particolare percorso scientifico, che motivano l’istituzione del Museo stesso. Tale esposizione rappresenta la memoria di fenomeni naturali e di fatti storici che si sono distinti nella zona in oggetto ed è realizzata in maniera tale che arrivi lo stesso messaggio a tutti i visitatori, indipendentemente dalla loro età, estrazione sociale e culturale.

IL MUSEO TERRITORIALE DI NOVARA DI SICILIA

documenta e illustra gli elementi evolutivi di tutta l’Area, partendo da quelli più antichi di natura geologica, fino a quelli storici, dando molto risalto alle peculiarità e alle unicità. Il Museo espone collezioni scientifiche, storiche e artistico-culturali provenienti dal Territorio di Novara di Sicilia, che hanno fatto parte direttamente o indirettamente della storia dello stesso. I reperti scientifici provengono da raccolte di esperti dell’Università degli Studi di Messina finalizzate a detta esposizione. Il resto del materiale è frutto di donazioni o di cessioni temporanee di associazioni o privati, i quali hanno voluto partecipare alla creazione di una struttura capace di ricostruire e tramandare nel tempo la memoria di avvenimenti naturali e storici, accanto alle linee e ai colori, o agli odori e ai sapori, che li hanno accompagnati. Il percorso museale è articolato in 12 sezioni tematiche (Geografia, Geologia, Architettura e Scultura, Paesaggistica, Storia, Arte Sacra, Memorie Familiari, Musica e Teatro, Antica Farmacia, Arte del Cucito e del Ricamo, Focolare Domestico, Quattro Stagioni) che mettono a fuoco il legame inscindibile tra oggetto e tempo, quest’ultimo espresso in Milioni o in Centinaia di anni, documenta l’evolversi delle Ere per i reperti più antichi (minerali, rocce fossili) e dei Secoli (carte tematiche, libri, dipinti, stampe e oggettistica varia). Tale struttura, è stata realizzata con il patrocinio dell’Università di Messina e scientificamente curata da ricercatori dello stesso Ateneo.

La Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico Prof. Antonia Messina

IN ATTESA DELL’ALLESTIMENTO DI UN SITO SPECIFICO, SONO QUI FORNITE LE PRINCIPALI INDICAZIONI PER LA FRUIZIONE DEL MUSEO.

La struttura, inaugurata il 6 maggio 2007, è aperta al pubblico, per visite guidate, nei giorni feriali e festivi dalle 9:30 alle 12:30 e dalle 14:30 alle 20:30. E’ possibile effettuare prenotazioni anche fuori dall’orario di apertura previa comunicazione ai seguenti numeri: 333/9919234 – 348/3454760 – 347/1816592 – 339/7686613. Di seguito vengono illustrati alcuni aspetti dell’esposizione museale.

ORGANICO MUSEO TERRITORIALE DI NOVARA DI SICILIA

Soci Fondatori: Michele Truscello, Sindaco di Novara di Sicilia Antonia Messina, Prof. Ordinario di Petrologia – Università degli Studi di Messina Salvatore Bartolotta, Assessore alla Cultura - Comune di Novara di Sicilia Nino Galofaro, amatore degli aspetti culturali e scientifici del Territorio

Soci Aggregati: Ing. Carmelo Calabrese Avv. Elisabetta Sofia Avv. Tommasa Imbesi Avv. Giuseppe Linguaglossa Prof. Berenice Bolignari Prof. Adriana Randazzo - Presidente FIDAPA

Direttore: Dott. Maria Rossello, vice-Sindaco del Comune di Novara di Sicilia

Vice-Direttore: Sig. Antonella Costanzo

Tesoriere: Sig. Michela Sabato

Segretario: Sig. Lia Porcino Sig. Michela Sabato

Addetto alle pubbliche relazioni esterne: Ing. Carmelo Calabrese

Addetto alle pubbliche relazioni interne: Sig. Angela Bassani

Informatico: Sig. Antonio Linguaglossa Sig. Salvatore Buemi

Guide: Sig. Lia Porcino Sig. Salvatore Porcino Sig. Fortunato Porcino Sig. Michela Sabato

Comitato tecnico-scientifico: Prof. Antonia Messina Dott. Rosa Bonanno Dott. Maria Teresa Carabetta Dott. Marco Infusino Dott. Angela Lamari Dott. Elisa Macaione Assegnisti e Dottorandi dell’Università degli Studi di Messina

Museo Etno-Antropologico

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